lunedì, aprile 30, 2012

Il quesito da 1000 miliardi di euro...


Sulle scrivanie di mogano di banchieri centrali ed economisti di tutto il mondo c'è una quesito che vale svariati miliardi di euro. Un problema, che se risolto, è in grado di far ripartire l'economia reale. La domanda è la seguente: cosa si può fare per stimolare la concessione di credito da parte delle banche private? Come accendere la miccia di una "fiducia" che da troppo tempo attende di essere innescata? 
Prima di rispondere a queste domande due brevissime premesse. La prima. Le cronache economiche più recenti hanno posto l'accento sul fatto che le banche private, le quali ottengono dalla Bce (Banca centrale europea) denaro in prestito all'1%, utilizzino poi questi soldi per acquistare titoli di Stato. Cosi facendo lucrano (ed è questo il loro lavoro, non c'è nulla di male) sul differenziale di rendimento tra il costo del prestito ottenuto (1%) e l'interesse riconosciuto sui bond (spesso superiori al 5%). La seconda. Le manovre di politica economica su tasso d'interesse e quantità di moneta si pongono spesso l'obiettivo di incidere direttamente su prezzi, occupazione e crescita. In linea di massima queste manovre possono produrre degli effetti. Se però, ed è quello che stiamo vedendo oggi, c'è un deficit di fiducia sistemico non basta manovrare tasso d'interesse e offerta di moneta (il denaro in prestito all'1% ne è un esempio) per far ripartire l'economia: serve una spinta in più. 

E' necessario che le banche centrali stimolino in maniera diretta meccanismi di concorrenza tra le banche private. In che modo? Vincolando il tasso d'interesse all'utilizzo che di quel denaro viene fatto. Concedendo tassi d'interesse più vantaggiosi ai banchieri privati le cui attività hanno un impatto maggiormente positivo sull'economia reale (ad esempio a chi concede più prestiti che vengono poi restituiti) e tassi meno proficui (o tassi di rischio) a chi legittimamente preferisce di concentrarsi sulle attività finanziarie. Non perché i primi siano i "buoni" e i secondi i "cattivi", ma perché il ruolo economico-sociale delle banche è talmente importante e alto da necessitare di alcuni correttivi. L'economia reale ha bisogno di una spinta e la concorrenza nella fase di acquisto del denaro può produrre effetti positivi per tutti noi. 

L'etica in economia può essere imposta fino ad un certo punto: si sa che in libera concorrenza ognuno cerca di fare del suo meglio per guadagnare il più possibile. Il virtuosismo, però, può essere stimolato e ora - più che mai - è necessario che uniti si svolti verso un sistema di maggiore prosperità. E' necessario che la politica sia il faro in grado di illuminare il futuro a noi prossimo. E' indispensabile ricostruire un'economia su pilastri reali, solidi e duraturi. E lo stimolo non può che venire dagli Stati e, dunque, dalla politica. 


Vito Kahlun

1 commento:

mozuki ha detto...

ciao vito regala un milione di euro