giovedì, marzo 15, 2012

Il paese dove i bambini amano andare a scuola. E poi c'è Milano...


C'è un posto al mondo dove la chiusura degli asili e delle scuole elementari, per almeno un giorno o due, è una notizia drammatica sia per i genitori che per i bambini. Quando ciò avviene l'attività didattica viene sostituita dall'esercizio fisico all'aperto. E, stranamente, questa è una notizia anche peggiore...  
La nazione si chiama Israele; le scuole chiudono perché i missili dai territori palestinesi metterebbero a repentaglio la vita dei piccoli studenti; e l'attività fisica, che sostituisce quella didattica, prevede che bambini e genitori siano pronti a giocare ad un macabro nascondino. Tempo per nascondersi: 15 secondi. Dal suono della sirena si ha solo un quarto di minuto per mettersi al riparo. Quando però ti trovi con un missile sopra la testa non ragioni molto e, di sicuro, non hai la più pallida idea di dove questo cadrà. Ora, se vi va, immaginatevi nel vostro quartiere, con la sirena che suona, e voi che, pur non sapendo dove cadrà il missile, avete quindici secondi per trovare un posto sicuro in cui ripararvi. Ci siete riusciti? Avete percepito l'angoscia? Se invece non avete voglia di chiudere gli occhi e contare i secondi guardatevi brevissimo video: http://www.youtube.com/watch?v=2bJQUYs7gck
Se Israele vi sembra poco vicina, provate a immaginare Milano. La Madonnina, piazza Duomo, via Montenapoleone, piazza Castello e il Tribunale di Milano. Prendiamo in considerazione quest'ultimo. Non so se avete presente quell'edificio bianco in marmo, con un'ampia scalinata, che si vede spesso in tv. Quello in cui operano la Bocassini e dove si sono tenuti alcuni dei processi più importanti degli ultimi anni. Ecco, proprio dietro il palazzo di Giustizia c'è via della Guastalla. In via della Guastalla c'è una sinagoga. Questa sinagoga, e tutte le donne, uomini e bambini che la frequentano regolarmente, volevano essere fatti saltare per aria da un'estremista islamico di origini marocchine. E non fosse stato per la Digos, forse, ci sarebbe riuscito. 
Infine, a Gerusalemme, una ragazza 19enne è stata accoltellata. Ma per fortuna sopravviverà. 
Cosa lega queste notizie? Il fatto che siano tutte della giornata di oggi. Se, nonostante tutto, Israele non fosse uno dei posti più sicuri al mondo, o se peggio ancora non esistesse, la vita di molti ebrei, di molti israeliani e di molti occidentali sarebbe inevitabilmente più a rischio. Diceva Ugo La Malfa: "La libertà dell'Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme". Non capirlo sarebbe un errore imperdonabile.

su twitter @VitoKappa

domenica, dicembre 11, 2011

Il razzismo di Torino e l'omofobia di Scilipoti



L’odiato non può combattere l’odio che gli viene rivolto. E se non può farlo lui lo devono fare gli altri, coloro i quali a quell’odio non è indirizzato. Così gli ebrei devono combattere l’islamofobia e le persecuzioni ai cristiani nel mondo; gli islamici l’antisemitismo; i cristiani l’islamofobia e l’antisemitismo e cosi via. Queste, grosso modo, le parole del Rabbino Capo di Inghilterra, Sir Jonathan Sacks, in un incontro con la Comunità Ebraica di Roma prima dell'incontro di domani con il Papa.
Parole attualissime se vediamo quello che è successo a Torino. A battersi in difesa dei Rom, vittime di un atto di puro razzismo, dobbiamo essere tutti noi: cristiani, ebrei, musulmani, gay, laici, atei, scientologisti e vattelaapeschisti. Un concetto, quello della responsabilità sociale di “un fratello per l’altro”, che in tempi così difficili può essere una risorsa a cui attingere. E allora se la vittima dell’odio in questo caso sono i Rom sono tutti i diversi dai Rom a doverli difendere. Se la vittima di attacchi vergognosi è la deputata orgogliosamente lesbica del Pd, Anna Paola Concia, sono tutti coloro non omosessuali a doversi impegnare in sua difesa. Indubbiamente ciò è difficile per due ordini di motivi: il primo è che ognuno conosce bene il proprio orticello ma non quello altrui (che è grosso modo la stessa situazione in cui si trova chi discrimina); il secondo è che su alcuni temi si preferisce l’ambiguità all’intransigenza. Quel che però sfugge a molti è che in realtà le cosiddette minoranze difendono tutte uno stesso ed unico bene: il diritto ad essere diversi. E allora, maggioranze e minoranze, oggi più che mai, hanno il dovere di essere responsabili l'uno per l’altro; di fare della lotta all’intolleranza una cultura; di fare della diversità una bandiera. Perché in realtà per essere davvero uguali è necessario sapere quanto siamo diversi.
Vito Kahlun

lunedì, novembre 14, 2011

Un ritratto privato di Mario Monti e qualche consiglio non richiesto. di Anna La Rosa


di Anna La Rosa - Di Mario Monti, classe 1943, economista, presidente dell'Università Bocconi e editorialista del Corriere della Sera, si è già scritto molto. Europeista convinto di formazione cattolica, liberista, da sempre fautore del libero mercato e del rigore dei conti pubblici, non ama stare sotto i riflettori. Non lo infastidiscono, ma difficilmente rilascia dichiarazioni tanto per fare. Quello che dice è sempre ben ponderato. E se ai giornalisti dice che "oggi è una bella giornata" non è un caso, ma un modo di lanciare un messaggio ottimista. Una personaggio, che nel corso della sua carriera, ha avuto a che fare con tutta la classe dirigente di un'epoca. Da Giovanni Spadolini a Gianni Agnelli, da Silvio Berlusconi a Massimo D'Alema, tutti hanno sempre voluto lavorare con Mario. I soliti maligni, invece, parlano (carinamente) del Monti pubblico come della versione più evoluta, affabile, cordialmente ironica e super partes di Giuliano Amato.
Le passioni, le debolezze e il carattere del professor Mario, però, lo conoscono in pochissimi. Prima fra tutte sua moglie Elsa Antonioli con cui è sposato da 44 anni e che gli ha dato due figli: Federica e Giovanni. Quel che si sa è che: ha "paura dei gatti neri che attraversano la strada. Specie se provengono da sinistra" (così in un'intervista a Stefania Rossini); e che faceva il tifo per il Milan di Nils Liedholm e per quello degli anni cinquanta. Pierluigi Battista, editorialista del Corsera, lo ha descritto come un uomo che "predilige i toni bassi, si sente a suo agio nelle stanze del potere discreto e lontano dalle luci della ribalta. Rappresentante di una tecnocrazia che ragiona su numeri e regole senza voler nulla concedere ai furori e ai sentimenti della piazza". Uno, aggiunge Battista, che ci "difende strenuamente un ruolo convenzionalmente definito super partes". La domenica, Monti e signora, difficilmente si perdono una messa. 
Umberto Burani, già segretario generale della European Banking Federation, sul blog "La Pulce di Voltaire" ne parla in questi termini: "Non ho gran che da rivelare sulla persona, il che è normale quando si parla di qualcuno sul quale non c'è niente di malizioso da dire. Bocconiano di ferro, a Bruxelles ha fatto come sempre una vita riservata, lontana dalla mondanità. Era difficile frequentarlo, soprattutto all'inizio, anche se avevamo del lavoro in comune da fare. Comunque abbiamo pranzato e discusso insieme, ma certo condivideva i discorsi più personali, e anche quelli politici, con pochi e fedeli amici. 
Al di là di questo ritratto un po' più privato c'è da augurarsi che il suo Governo non sia formato solo da autorevoli professori (con tutto il rispetto per i prof!), ma anche da uomini brillanti e d'esperienza come Moavero (suo capo di gabinetto al Parlamento Europeo), il Segretario Generale del ministero degli Esteri Giampiero Massolo o l'attuale Presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà già segretario generale a Palazzo Chigi. Per i Beni culturali e il Turismo, invece, la speranza è che il governo Monti abbia il tempo e la 'fantasia' di cercare qualcuno capace di mettere a reddito quelli che Gianni De Michelis, con decenni di anticipo, definì i nostri 'Giacimenti culturali'... 
Penso comunque che tutti dobbiamo augurarci che questa esperienza di 'responsabilità nazionale', o come la si vuol chiamare, consenta all'Italia, e tutti noi, di andar oltre lanci di monetine e insulti non degni di una democrazia nobile come la nostra.

domenica, novembre 13, 2011

"Inedito", il miglior disco di Laura Pausini. La recensione.


Nella vita bisogna sapersi ricredere. Quando ascoltai i primi trenta secondi di ogni canzone del disco "Inedito" di Laura Pausini pensai: ma è il disco della cantante romagnola o di Paolo Carta? Lo ammetto: il pensiero fu un po' cattivello. Fatto sta che arriva l'11/11/2011 e prima di andare al lavoro passo l'album della Pausini da iTunes al mio iPod. E' stata una sorpresa, una dimostrazione del fatto che, a volte, le anteprime ingannano. Certo è musica pop. Lascia il tempo che trova. O per dirla meglio, ti dà qualche istante di puro piacere. Nel caso di "Inedito" questi istanti sono molti. La maturità musicale della Pausini si percepisce in ogni canzone. Musica, parole e arrangiamenti sono molto interessanti. 


E ora le pagelle e le espressioni più belle di ogni canzone:

Bastava: 7.5 Davvero una canzone piacevole, melodica e non banale. Una canzone che veste alla Pausini parecchio bene. Le espressioni che rimarranno impresse: "Scambiamoci uno schiaffo di pace", "e buttarci sotto l'acqua gelata e accettare che davvero è acqua passata" e "ricordati quando bastava".

Ognuno ha la sua matita: 4. La canzone è lenta. Poteva svilupparsi in due fasi ed essere un crescendo invece è lenta. Se la melodia fosse sviluppata in stile "Come se non fosse stato mai amore" sarebbe stata meno peggio. Un valido motivo per cui ascoltarla: la parte che fa  "non/ ci/ sono istruzioni/ per l'uso della vita/ ognuno ha/ la sua/ matita". Ben arrangiata.

Come vivi senza me: 6.5. Ai concerti della Pausini andrà una bomba. Fuori un po' meno, ma tutto sommato è una canzone piacevole.

Nel primo sguardo: 10. No, scherzo. Non voglio dare un voto a questa canzone. E' molto affettuosa. E poi vale la pena ascoltarla per sentire la voce della Pausini's sister. 

Inedito: 7--. Il duetto con Gianna Nannini non è male. Però è vero quel che si dice nella canzone. Pausini: "Tu sei l'esatto opposto di me". Nannini: "per questo è splendido".

Troppo Tempo: 10 e lode. E in questo caso non è una provocazione. La canzone scritta da Ivano Fossati per Laura Pausini è un capolavoro. Per almeno tre motivi. Il primo è che valorizza pienamente tutte le caratteristiche vocali di Laura Pausini. Fossati ha immaginato la Pausini come un perfetto strumento musicale e la Pausini non l'ha deluso. E infatti la Pausini in questo brano è davvero inedita. Il secondo è che la canzone  è bellissima. Musica e parole avvolgono come una calda coperta. Il terzo: il duetto tra questi due titani della musica italiana. Fatevi un regalo: ascoltatela e compratela.

Le cose che mi aspetto: 8. Il mix perfetto tra la Pausini di una volta e quella di oggi. Difficilmente delude questa canzone. "Come il profumo di una sorpresa, di una speranza sempre accesa, ho già vinto se ho convinto te che sei speciale". Anche qui è molto interessante come viene fuori la vocalità della Pausini.

Mi tengo: 3. Non rimane impressa, insipida. Durante un concerto può essere un'ottima pausa tra una canzone e l'altra. Niente più.

Celeste: 7,5. Non è l'Avrai di Claudio Baglioni ma è una canzone molto dolce, affettuosa, profonda. Sono convinto che quando la Pausini deciderà di avere un figlio riuscirà a scrivere la versione 2.0. di questo bel brano. Sicuramente una canzone personalissima, da sentire.

Benvenuto: 7. Orecchiabile, cantabile e non troppo pretenziosa. La canzone con cui la Pausini darà il benvenuto al 2012 nel suo concerto al Palalottomatica. Se mi leggi Pausini accetto volentieri due biglietti per il 31 a Roma. (cristal_v7@hotmail.com) :D

Tutto non fa te: 7. Particolare brano per la Pausini. Da ascoltare. Alcune lyrics: "Dal buio stanotte ti parlo di me, ho tutto stanotte, ma tutto non fa te. Fai come fosse una volta, che mi dicevi Laura c'è un bene che non cambia al mondo, di chi ti sente e ti ascolta". Archi e violini ci stanno benissimo in questa canzone.

Nessuno sa: 6.5. Non mi fa impazzire, ma non mi dispiace. 

Ti dico ciao: 7. Ricordi personali...

Non ho mai smesso: 8. Una canzone che parla dell'amore della Pausini per la musica. Ma in realtà questo brano ci parla delle dinamiche dell'amore e delle esigenze umane per valorizzarlo. Bella canzone. Una frase stupenda: "Quanta fantasia ci vuole per partire/, si ritorna solo andando via7".

In definitiva un disco da comprare. Davvero. 

Bentornata a Laura Pausini (e complimenti). 
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