In questi giorni si sono sentite affermazioni retoriche in difesa della libertà di stampa. Tutti siamo per la libertà di stampa, il problema è che se si fanno trasmissioni come quella della scorsa sera si corre il rischio di produrre certi risultati. Per andare nel concreto riporterò alcuni messaggi pubblicati sulla pagina facebook dei fans di Michele Santoro:
" bisogna che i nazi-sionisti sapppiano che non smetteremo di combatterli con ogni mezzo nè in Palestina nè in Europa, per la nostra dignità di uomini liberi e per la libertà della Palestina. Gaza libera! Palestina libera! Onore ai martiri! Avanti fino alla vittoria!" ore 3.22am;
"Hamas non è un'organizzazione terroristica ma una frangia di resistenza armata all'invasore". 12.18pm;
Un ragazzo dal cognome arabo con la foto di un terrorista di hamas rivolge l'invito ad un coetaneo di simili vedute affermando: "ti vogliamo ad al jazeeraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!" 11.22pm;
"io penso che lo stato di Israele si debba dissolvere" aggiungendo "dico che il sionismo di Israele è la realizzazione perfezionata del nazismo"
Inoltre per concludere in bellezza mi sono beccato un attacco personale per aver fatto la campagna elettorale sostenendo Gianni Alemanno. La persona in questione mi ha scritto: "bene bene Vito, in effetti sionisti, nazisti e fascisti vanno sempre a braccetto, tanti sono gli interessi che li accomunano. mi fa piacere che oltre ad inquinare facebook con la tua propaganda sionista stai anche collaborando a rendere l'italia un campo di gioco per le mafie e i massoni. Chi sono i più filo-israeliani? sono sempre gli elementi più beceri della nostra politica, quelli che hanno più condanne, e che quindi hanno imparato a convivere con il crimine convincendosi di essere degli uomini e di avere una moralità e un'ideologia".
Io non do dell'antisemita a nessuno(anche se il dubbio sorge),ne faccio di tutta l'erba un fascio, tanto perché non mi interessa radicalizzare lo scontro quanto perchè credo sia inutile mettere il tuo interlocutore in una condizione di irrecivibilità sostanziale.
Certo non capisco perché Israele infuochi tanto gli animi e stimoli parecchio la fantasia di un certo giornalismo, che pensa di poter cambiare il mondo quando si tratta dello stato ebraico mentre rimane in silenzio quando la questione si sposta su Congo,Sudan, Nigeria e mille altri posti in cui purtroppo vengono violati gravemente i diritti umani e attuati atroci genocidi.
In questo periodo, ma anche in campagna elettorale, mi sono sentito dare del: fascista, nazista, terrorista, massone, cospiratore, criminale oltre che "ebreo" in senso discriminatorio. Naturalmente ho risposto a tono. Tutto questo però mi intristisce parecchio perchè dimostra l'incapacità di una certa sinistra, ma anche dell'estrema destra, di riconoscere l'avversario che ha davanti. Mi fa rabbia pensare che la mentalità di cui era intriso il movimento pacifista (di cui l'URSS era il burattinaio) abbia lasciato la sua impronta metodologica in una certa sinistra incapace di guardare avanti.
Per quanto mi riguarda certi personaggi possono dire quello che vogliono, ma sappiano che cosi facendo non faranno altro che rafforzare la consapevolezza dell'identità politica e umana di chi non la pensa come loro. Sappiano di avere una responsabilità verso un'importante processo di integrazione che se contaminato da fattori di politica estera rischia di produrre risultati molto simili a quelli francesi o di condurre a follie comportamentali che hanno portato al tragico attentato del 1982 in cui venne ucciso Stefano Gay Tache presso la sinagoga di Roma.
Il boicottaggio dei negozi, le scritte antisemite, il silicone nei lucchetti dei negozi degli ebrei di Roma sono tutti gesti che dovrebbero indurci ad una riflessione profonda. Sono tutti segnali che se non analizzati con la dovuta attenzione rischiano di degenerare in eventi tragici.
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venerdì, gennaio 23, 2009
domenica, gennaio 04, 2009
Reazione Sproporzionata?
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domenica, novembre 16, 2008
Viva il patriottismo
Cari Blogger,
vi invito a vedere con quanta passione in questo video Whitney Houston canta l'inno nazionale americano e con quanto amore i giocatori e gli ufficiali dell'esercito la ascoltano. Questo amore per la patria e per il senso di appartenenza a una nazione sogno di vederlo presto in Italia. Mi emoziono ad ascoltare il nostro inno di mameli cosi come mi emoziono ad ascoltare l'inno di coloro che ci hanno liberato dai nazisti e dai fascisti. Viva l'Italia e Viva gli Stati Uniti D'America
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domenica, novembre 09, 2008
Samuele Alatri - Una storia attuale
Samuele Alatri
(Roma 30 Marzo 1805 – 20 Maggio 1889)
“il più cristiano tra i consiglieri municipali di Roma” (Pio IX 1871)
Uomo di limpida dirittura e di vaste capacità amministrative. Fu Il più importante rappresentante della comunità ebraica di Roma nel XIX secolo. Deputato al Parlamento d’Italia. Assessore alla Finanze di Roma. Presidente del Monte di Pietà e Consigliere della Banca Pontificia (poi Banca Romana).
Vissuto in un’epoca di grandi eventi per la comunità ebraica e ovviamente per l’Italia Intera. Nel 1828 all’età di soli 23 anni entrò nel consiglio direttivo della Comunità. Divenne ben presto l’intermediario fra gli ebrei romani e il governo pontificio. Lo stesso papa Gregorio XVI lo chiamava “il nostro Cicerone” e invitava la propria corte ad ascoltare con attenzione il suo modo di porgere le questioni all’indirizzo del papa, encomiandolo pubblicamente: “Quando difendete una causa di giustizia o di umanità voi Alatri mi toccate sul vivo”.
La sua prima conquista fu permettere agli ebrei romani di partecipare ai prestiti del Monte di Pietà, ma fu tale il suo prestigio in campo economico e contabile che poi ne diventerà addirittura presidente per 15 anni dal 1875 al 1889, riportandolo in pochi anni da una situazione di bilancio prossima al fallimento a una situazione di attivo.
Nel 1840 iniziano i suoi viaggi all’estero durati ben 25 anni che lo porteranno in Francia e in Inghilterra a contatto con molte personalità dell’epoca, tra cui ambasciatori, banchieri, imprenditori e studiosi (quali il barone De Rothschild, Adolfo Frank, Alberto Coen e Salomone Munk) che gli valsero una larga cultura e ricchissime esperienze sia nel campo amministrativo che in quello pedagogico.
La svolta liberale di Pio IX favorì il contatto tra Alatri e alcuni protagonisti del Risorgimento Italiano, quali Marco Minghetti, Massimo D’Azeglio, Carlo Farini, e Terenzio Mariani. Fu favorevole alla Repubblica Romana, ma senza suscitare reazioni verso di lui e verso la Comunità da parte di Pio IX, tant’è che nel 1850, caduta la repubblica fu chiamato dallo stesso Governo Pontificio a far parte del Consiglio di Reggenza (analogo al Consiglio di Amministrazione) della Banca dello Stato Pontificio e gli venne riconosciuto con plauso generale il merito di salvare la banca dalla crisi finanziaria del 1854-1855. Rimase nel consiglio di amministrazione (che prenderà il nome di Banca Romana) anche dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia. In quegli anni coltivò tra l’altro buone relazioni con Monsignor De Merode, col Conte Antonelli e suo fratello il Cardinale, Governatore della Banca Pontificia fino al 1870.
Fece parte della delegazione che portò al Re Vittorio Emanuele II il risultato del plebiscito popolare per l’annessione di Roma, avvenuta il 2 Ottobre 1870.
La città gli dimostrò la propria stima affidandogli la carica prestigiosa di Assessore alle Finanze ed eleggendolo nella seconda circoscrizione elettorale, deputato al Parlamento Italiano, accanto a Giuseppe Garibaldi e Guido Bacelli. In particolare, Alatri si dedicò ai lavori della Commissione Contabile dal 1874 al 1876.
In una delle riunioni del Consiglio Municipale, in un clima di esasperato laicismo, Alatri si oppose alla rimozione del crocifisso dalle aule del municipio e nella Piazza del Verano, sostenendo casomai la necessità di aggiungere la stella di David, in coerenza con i suoi principi liberali. Tale fu il gesto di riconciliazione e di fratellanza che gli valse l’encomio da parte di Pio IX che lo definì “il più cristiano tra i consiglieri municipali di Roma”.
Nel1876 grazie soprattutto all’impegno del figlio Giacomo, favorì lo sviluppo dell’Opera degli Asili Infantili della comunità ebraica (costituiti sedici anni prima da Tranquillo Ascarelli e sempre grazie al suo apporto), tanto che il Re ne riconobbe i diritti di Ente morale.
Indiscusso leader della comunità ebraica ormai da decenni, si dedicò alla sua riorganizzazione e ne fece riconoscere i diritti al nuovo Stato Italiano favorendo tra l’altro l’abolizione giuridica del Ghetto. Dopo l’approvazione da parte del Re dello Statuto della Comunità ne fu eletto formalmente presidente. Il primo della serie. Memorabile è il suo discorso del 17 Maggio 1885 in cui nell’esporre con dovizia di particolari la nuova organizzazione, esortava i suoi membri a partecipare attivamente alla realizzazione degli alti obiettivi e dei nobili scopi della collettività.
L’8 Marzo 1889 venne colpito duramente negli affetti dalla perdita del figlio primogenito Giacomo (deceduto a soli 58 anni). Pochi mesi dopo il 20 Maggio, all’età di 84 anni, si spegne nel compianto generale della città, come testimoniano le parole del sindaco d’allora Augusto Armellini che disse: “la città di Roma ha amato fervidamente il defunto Samuele Alatri e ora lo piange come si piange un padre”.
Fonti Bibliografiche:
Storia degli ebrei di Roma (di Abraham Berliner)
Ebrei in Italia (di Maurizio Molinari)
Breve Storia degli ebrei d’Italia (Histadruth Hamorim, Associazione Insegnanti Ebrei d’Italia)
Storia degli ebrei in Roma (di Giacomo Blustein)
Seconda emancipazione degli ebrei romani (di Vincenzo Morelli)
Enciclopedia Treccani
Cenni Biografici di Samuele Alatri (di Marco Alatri)
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(Roma 30 Marzo 1805 – 20 Maggio 1889)
“il più cristiano tra i consiglieri municipali di Roma” (Pio IX 1871)
Uomo di limpida dirittura e di vaste capacità amministrative. Fu Il più importante rappresentante della comunità ebraica di Roma nel XIX secolo. Deputato al Parlamento d’Italia. Assessore alla Finanze di Roma. Presidente del Monte di Pietà e Consigliere della Banca Pontificia (poi Banca Romana).
Vissuto in un’epoca di grandi eventi per la comunità ebraica e ovviamente per l’Italia Intera. Nel 1828 all’età di soli 23 anni entrò nel consiglio direttivo della Comunità. Divenne ben presto l’intermediario fra gli ebrei romani e il governo pontificio. Lo stesso papa Gregorio XVI lo chiamava “il nostro Cicerone” e invitava la propria corte ad ascoltare con attenzione il suo modo di porgere le questioni all’indirizzo del papa, encomiandolo pubblicamente: “Quando difendete una causa di giustizia o di umanità voi Alatri mi toccate sul vivo”.
La sua prima conquista fu permettere agli ebrei romani di partecipare ai prestiti del Monte di Pietà, ma fu tale il suo prestigio in campo economico e contabile che poi ne diventerà addirittura presidente per 15 anni dal 1875 al 1889, riportandolo in pochi anni da una situazione di bilancio prossima al fallimento a una situazione di attivo.
Nel 1840 iniziano i suoi viaggi all’estero durati ben 25 anni che lo porteranno in Francia e in Inghilterra a contatto con molte personalità dell’epoca, tra cui ambasciatori, banchieri, imprenditori e studiosi (quali il barone De Rothschild, Adolfo Frank, Alberto Coen e Salomone Munk) che gli valsero una larga cultura e ricchissime esperienze sia nel campo amministrativo che in quello pedagogico.
La svolta liberale di Pio IX favorì il contatto tra Alatri e alcuni protagonisti del Risorgimento Italiano, quali Marco Minghetti, Massimo D’Azeglio, Carlo Farini, e Terenzio Mariani. Fu favorevole alla Repubblica Romana, ma senza suscitare reazioni verso di lui e verso la Comunità da parte di Pio IX, tant’è che nel 1850, caduta la repubblica fu chiamato dallo stesso Governo Pontificio a far parte del Consiglio di Reggenza (analogo al Consiglio di Amministrazione) della Banca dello Stato Pontificio e gli venne riconosciuto con plauso generale il merito di salvare la banca dalla crisi finanziaria del 1854-1855. Rimase nel consiglio di amministrazione (che prenderà il nome di Banca Romana) anche dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia. In quegli anni coltivò tra l’altro buone relazioni con Monsignor De Merode, col Conte Antonelli e suo fratello il Cardinale, Governatore della Banca Pontificia fino al 1870.
Fece parte della delegazione che portò al Re Vittorio Emanuele II il risultato del plebiscito popolare per l’annessione di Roma, avvenuta il 2 Ottobre 1870.
La città gli dimostrò la propria stima affidandogli la carica prestigiosa di Assessore alle Finanze ed eleggendolo nella seconda circoscrizione elettorale, deputato al Parlamento Italiano, accanto a Giuseppe Garibaldi e Guido Bacelli. In particolare, Alatri si dedicò ai lavori della Commissione Contabile dal 1874 al 1876.
In una delle riunioni del Consiglio Municipale, in un clima di esasperato laicismo, Alatri si oppose alla rimozione del crocifisso dalle aule del municipio e nella Piazza del Verano, sostenendo casomai la necessità di aggiungere la stella di David, in coerenza con i suoi principi liberali. Tale fu il gesto di riconciliazione e di fratellanza che gli valse l’encomio da parte di Pio IX che lo definì “il più cristiano tra i consiglieri municipali di Roma”.
Nel1876 grazie soprattutto all’impegno del figlio Giacomo, favorì lo sviluppo dell’Opera degli Asili Infantili della comunità ebraica (costituiti sedici anni prima da Tranquillo Ascarelli e sempre grazie al suo apporto), tanto che il Re ne riconobbe i diritti di Ente morale.
Indiscusso leader della comunità ebraica ormai da decenni, si dedicò alla sua riorganizzazione e ne fece riconoscere i diritti al nuovo Stato Italiano favorendo tra l’altro l’abolizione giuridica del Ghetto. Dopo l’approvazione da parte del Re dello Statuto della Comunità ne fu eletto formalmente presidente. Il primo della serie. Memorabile è il suo discorso del 17 Maggio 1885 in cui nell’esporre con dovizia di particolari la nuova organizzazione, esortava i suoi membri a partecipare attivamente alla realizzazione degli alti obiettivi e dei nobili scopi della collettività.
L’8 Marzo 1889 venne colpito duramente negli affetti dalla perdita del figlio primogenito Giacomo (deceduto a soli 58 anni). Pochi mesi dopo il 20 Maggio, all’età di 84 anni, si spegne nel compianto generale della città, come testimoniano le parole del sindaco d’allora Augusto Armellini che disse: “la città di Roma ha amato fervidamente il defunto Samuele Alatri e ora lo piange come si piange un padre”.
Fonti Bibliografiche:
Storia degli ebrei di Roma (di Abraham Berliner)
Ebrei in Italia (di Maurizio Molinari)
Breve Storia degli ebrei d’Italia (Histadruth Hamorim, Associazione Insegnanti Ebrei d’Italia)
Storia degli ebrei in Roma (di Giacomo Blustein)
Seconda emancipazione degli ebrei romani (di Vincenzo Morelli)
Enciclopedia Treccani
Cenni Biografici di Samuele Alatri (di Marco Alatri)
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