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mercoledì, giugno 25, 2008

Breve riflessione politica a 70 anni dalle leggi razziali

A 70 anni dall'entrata in vigore delle leggi razziali in Italia, che costituirono per la nostra storia di italiani e di esseri umani un'onta indelebile, risulta necessaria una riflessione sulla situazione attuale. Nel 2008 ci troviamo ancora una volta in un momento di crisi economica e di crescente intolleranza, verso una parte consistente di cittadini stranieri che vivono, lavorano e contribuiscono al benessere del nostro paese.
Le leggi razziali che colpirono i cittadini italiani di religione ebraica nel 1938, per dirla con le parole del Cav. Di Gran Croce P.Terracina, deportato ad Auschwitz, tolsero agli ebrei "non soltanto il diritto di "avere" ma anche il diritto di "essere"" poiché "molti provvedimenti toglievano la possibilità di poter svolgere un lavoro o una professione, ma altri incidevano sulla qualità della vita e in essi era contenuta soltanto la volontà vessatoria e persecutoria del fascismo". E' proprio su quel "diritto di essere", e non sul principio di tolleranza unilaterale, che dobbiamo focalizzare la nostra attenzione e il nostro impegno. Oggi, come ieri e come domani, è nostro dovere garantire che l'essere umano, ovunque si trovi, possa realizzarsi in modo paritetico all'interno di quel sistema che noi chiamiamo democrazia. Aldila del credo religioso è importante ricordare che nell'Esodo è detto: " non ingannare né angustiare lo straniero poiché stranieri foste nella terra d'Egitto". I nostri compatrioti che partirono per l'America furono stranieri in terra straniera, noi forse un giorno saremo stranieri in terra straniera, ed è di fondamentale importanza accogliere lo straniero come noi vorremmo essere accolti. Non si tratta di garantire l'ingresso nella vita sociale di un sistema, ma di permetterne e garantirne quel diritto all' "essere" di cui parlava Pietro Terracina. Per giungere a questo obiettivo bisogna impegnarsi nella conoscenza piuttosto che nella tolleranza. E' quindi giusto che si prevedano adeguati strumenti amministrativi e legislativi per mettere lo straniero in carreggiata, cosi da favorirne l'integrazione. Questo atteggiamento, viene in molti casi percepito dal cittadino come discriminante, quando in realtà l'elemento discriminante è un sistema iperburocratizzato.
Sabino Cassese, uno dei più importanti giuristi italiani, ha stimato che lo stock di leggi in vigore è compreso tra la 50 e le 150 mila norme, mentre una più che ottimistica stima del Servizio Studi della Camera dei Deputati ne ha individuate circa 37 mila. Si tenga conto che in Francia vi sono poco più di 10 mila leggi vigenti e in Germania meno di 9 mila. E' quindi evidente che uno stock normativo di tale consistenza porterà il cittadino a sentirsi straniero nella casa in cui vive. Diventa quindi necessario garantire l'uguaglianza sostanziale e formale davanti alla legge. Parallelamente a ciò è necessario prevedere strumenti che consentano ai cittadini italiani e stranieri, di costruire un rapporto basato sull'integrazione e non sulla tolleranza.
Non dobbiamo dimenticare che i totalitarismi videro la luce in momenti di crisi socio-economica, e per evitare la rinascita di forme di razzismo e intolleranza, ancora vive in alcune zone del mondo in cui viviamo, sono necessarie una cultura dell'integrazione e un sistema in cui il diritto è certo e accessibile a tutti.

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martedì, maggio 27, 2008

I dati che non fanno notizia..ma lasciano a bocca aperta

In questo breve report troverete alcuni dati tratti dal libro verde sulla spesa pubblica del 2007-2008. Iniziamo con il tema della Giustizia e prendiamo in considerazione i tempi di risoluzione di alcune tipologie di processo in Italia. Stiamo parlando nella fattispecie di divorzio, licenziamento e inadempimento contrattuale. I paesi che prenderemo che andremmo a comparare con il nostro sono il Portogallo, la Francia e la Finlandia. Mediamente una coppia di finlandesi per risolvere una pratica di divorzio ci mette poco meno di 8 mesi, una coppia di francesi ci mette 1 anno e due mesi mentre una coppia di portoghesi ci mette poco meno di 10 mesi. La coppia di italiani necessita di 1 anno e 7 mesi. Riassumendo in giorni: ITA 582gg FRA 423gg POR 308gg FIN 240gg.
Secondo dato: il licenziamento. Riassumendo i dati in giorni e in ordine di decrescente ne segue il dato che potete leggere: ITA 696gg FRA 342gg FIN 264gg POR 244gg .
Terza categoria: l’inadempimento contrattuale. Qui il dato medio è davvero sorprendente: ITA 1210gg(3 anni e 3 mesi), POR 495gg, FRA 331gg e FIN 228gg.
Questo gap nella risoluzione delle controversie non ha a che fare con la spesa pro capite per tribunali e procure. Ecco la spesa pro capite nei paesi presi in esame: FRA e FIN 46,7€, POR 49,8€, ITA 67€. Qualcuno potrebbe dire che a incidere su questo valore è la spesa di Legal Aid(sussidi pubblici per l’assistenza legale) ma anche in questo caso i dati lo contraddirebbero. I finlandesi spendono infatti 9,98€ per abitante, la Francia 4,64€, il Portogallo 2,94€ e la nostra amata Italia ne spende 0,78€.
Passiamo ora al tema della Sanità. I paesi presi in considerazione sono gli stessi ad esclusione del Portogallo il cui dato è incompleto e che sostituiremo con la Spagna. I dati che prenderemo in considerazione questa volta sono due. Il primo riguarda il numero di TAC per 1.000.000 di abitanti, mentre il secondo dato fa riferimento al numero di risonanze magnetiche per milione di abitanti.
Partiamo con la risonanza magnetica. Il dato per milione di abitanti è il seguente: ITA 15, FIN 14.7, SPA 8.1 e FRA 4.7. In questo caso l’Italia è la nazione con il più alto numero di apparecchiature. Per quanto riguarda le TAC ecco il dato: ITA 27.7 , FIN 14.7 , SPA 13.5 e FRA 9.8 . In questi due casi abbiamo la medaglia d’oro, se non fosse per il fatto che i tempi di attesa per una TAC o una risonanza magnetica risultano essere ancora troppo lunghi in Italia.
Questi ed altri dati dovrebbero suggerire al legislatore che il problema non è nella quantità di spesa pubblica ma nella qualità. C’è un gran bisogno di manager pubblici in grado di rendere quanto più efficienti le strutture pubbliche, migliorando i servizi al cittadino e abbattendo i costi, facendo leva sulla produttività del singolo dipendente, senza escludere nessun dirigente.