Qualche sera fa sono stato a cena in un ristorante nel cuore del quartiere ebraico di Roma. Avevamo voglia di assaporare qualche piatto della tradizione ebraica romana e cosi, io e una mia amica, ci sono avventurati nel ristorante "Nonna Betta". L'ambiente famigliare ti mette subito a tuo agio. Ci accomodiamo e ordiniamo dei pezzettini fritti vegetali e di mare. La frittura è ben fatta e piacevole. Passo passiamo al primo e ordiniamo dei tagliolini bottarga e cicoria(davvero buoni) e dei maltagliati spigola e limone. La stessa cosa per gli aliciotti con l'indivia. Sono rimasto davvero colpito da questo nuovo ristorante kosher a Roma che tra l'altro è aperto anche nel mese di agosto.
Brava Nonna Betta! Anche se in cucina lo chef non aveva la faccia di una nonna... :)
Comunque consigliatissimo. Io ci sono anche ritornato oggi a pranzo e non ho avuto da ricredermi.
Andateci pure a nome mio. I prezzi sono buoni come tutto il resto!
Vito (Lacristalleria)
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martedì, agosto 26, 2008
lunedì, agosto 25, 2008
Video Molto Divertente
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martedì, luglio 22, 2008
Boris 2 - Gli occhi del cuore
Anche questa seconda serie di Boris sta per giungere al termine è come alla fine di ogni percorso è giusto tirare le somme. In primo luogo bisogna dire che Boris è un prodotto di altissima qualità, come se ne vedono pochi negli ultimi anni. Tutti gli attori risultano credibili nel loro ruolo, ad esclusione di Corrado Guzzanti, il quale sembra un po' fuori luogo in questa fiction. Generalmente le puntate con Guzzanti(Corrado, perchè la sorella che interpreta Arianna è bravissima), sono risultate più noiose delle altre, perdevano in qualità del prodotto.
Geniale il ruolo di Stanis, e ottima l'interpretazione di Pannofino. Sicuramente il voto non può essere basso. Se ci fosse stato più Tiraboschi e meno Guzzanti avrei dato un'otto. Cosi il mio voto è di 7,5--.
Comunque complimenti! Non vedo l'ora di vedere l'ultima puntata della seconda serie e aspetto che incominci la terza.
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mercoledì, giugno 25, 2008
Breve riflessione politica a 70 anni dalle leggi razziali
A 70 anni dall'entrata in vigore delle leggi razziali in Italia, che costituirono per la nostra storia di italiani e di esseri umani un'onta indelebile, risulta necessaria una riflessione sulla situazione attuale. Nel 2008 ci troviamo ancora una volta in un momento di crisi economica e di crescente intolleranza, verso una parte consistente di cittadini stranieri che vivono, lavorano e contribuiscono al benessere del nostro paese.
Le leggi razziali che colpirono i cittadini italiani di religione ebraica nel 1938, per dirla con le parole del Cav. Di Gran Croce P.Terracina, deportato ad Auschwitz, tolsero agli ebrei "non soltanto il diritto di "avere" ma anche il diritto di "essere"" poiché "molti provvedimenti toglievano la possibilità di poter svolgere un lavoro o una professione, ma altri incidevano sulla qualità della vita e in essi era contenuta soltanto la volontà vessatoria e persecutoria del fascismo". E' proprio su quel "diritto di essere", e non sul principio di tolleranza unilaterale, che dobbiamo focalizzare la nostra attenzione e il nostro impegno. Oggi, come ieri e come domani, è nostro dovere garantire che l'essere umano, ovunque si trovi, possa realizzarsi in modo paritetico all'interno di quel sistema che noi chiamiamo democrazia. Aldila del credo religioso è importante ricordare che nell'Esodo è detto: " non ingannare né angustiare lo straniero poiché stranieri foste nella terra d'Egitto". I nostri compatrioti che partirono per l'America furono stranieri in terra straniera, noi forse un giorno saremo stranieri in terra straniera, ed è di fondamentale importanza accogliere lo straniero come noi vorremmo essere accolti. Non si tratta di garantire l'ingresso nella vita sociale di un sistema, ma di permetterne e garantirne quel diritto all' "essere" di cui parlava Pietro Terracina. Per giungere a questo obiettivo bisogna impegnarsi nella conoscenza piuttosto che nella tolleranza. E' quindi giusto che si prevedano adeguati strumenti amministrativi e legislativi per mettere lo straniero in carreggiata, cosi da favorirne l'integrazione. Questo atteggiamento, viene in molti casi percepito dal cittadino come discriminante, quando in realtà l'elemento discriminante è un sistema iperburocratizzato.
Sabino Cassese, uno dei più importanti giuristi italiani, ha stimato che lo stock di leggi in vigore è compreso tra la 50 e le 150 mila norme, mentre una più che ottimistica stima del Servizio Studi della Camera dei Deputati ne ha individuate circa 37 mila. Si tenga conto che in Francia vi sono poco più di 10 mila leggi vigenti e in Germania meno di 9 mila. E' quindi evidente che uno stock normativo di tale consistenza porterà il cittadino a sentirsi straniero nella casa in cui vive. Diventa quindi necessario garantire l'uguaglianza sostanziale e formale davanti alla legge. Parallelamente a ciò è necessario prevedere strumenti che consentano ai cittadini italiani e stranieri, di costruire un rapporto basato sull'integrazione e non sulla tolleranza.
Non dobbiamo dimenticare che i totalitarismi videro la luce in momenti di crisi socio-economica, e per evitare la rinascita di forme di razzismo e intolleranza, ancora vive in alcune zone del mondo in cui viviamo, sono necessarie una cultura dell'integrazione e un sistema in cui il diritto è certo e accessibile a tutti.
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Le leggi razziali che colpirono i cittadini italiani di religione ebraica nel 1938, per dirla con le parole del Cav. Di Gran Croce P.Terracina, deportato ad Auschwitz, tolsero agli ebrei "non soltanto il diritto di "avere" ma anche il diritto di "essere"" poiché "molti provvedimenti toglievano la possibilità di poter svolgere un lavoro o una professione, ma altri incidevano sulla qualità della vita e in essi era contenuta soltanto la volontà vessatoria e persecutoria del fascismo". E' proprio su quel "diritto di essere", e non sul principio di tolleranza unilaterale, che dobbiamo focalizzare la nostra attenzione e il nostro impegno. Oggi, come ieri e come domani, è nostro dovere garantire che l'essere umano, ovunque si trovi, possa realizzarsi in modo paritetico all'interno di quel sistema che noi chiamiamo democrazia. Aldila del credo religioso è importante ricordare che nell'Esodo è detto: " non ingannare né angustiare lo straniero poiché stranieri foste nella terra d'Egitto". I nostri compatrioti che partirono per l'America furono stranieri in terra straniera, noi forse un giorno saremo stranieri in terra straniera, ed è di fondamentale importanza accogliere lo straniero come noi vorremmo essere accolti. Non si tratta di garantire l'ingresso nella vita sociale di un sistema, ma di permetterne e garantirne quel diritto all' "essere" di cui parlava Pietro Terracina. Per giungere a questo obiettivo bisogna impegnarsi nella conoscenza piuttosto che nella tolleranza. E' quindi giusto che si prevedano adeguati strumenti amministrativi e legislativi per mettere lo straniero in carreggiata, cosi da favorirne l'integrazione. Questo atteggiamento, viene in molti casi percepito dal cittadino come discriminante, quando in realtà l'elemento discriminante è un sistema iperburocratizzato.
Sabino Cassese, uno dei più importanti giuristi italiani, ha stimato che lo stock di leggi in vigore è compreso tra la 50 e le 150 mila norme, mentre una più che ottimistica stima del Servizio Studi della Camera dei Deputati ne ha individuate circa 37 mila. Si tenga conto che in Francia vi sono poco più di 10 mila leggi vigenti e in Germania meno di 9 mila. E' quindi evidente che uno stock normativo di tale consistenza porterà il cittadino a sentirsi straniero nella casa in cui vive. Diventa quindi necessario garantire l'uguaglianza sostanziale e formale davanti alla legge. Parallelamente a ciò è necessario prevedere strumenti che consentano ai cittadini italiani e stranieri, di costruire un rapporto basato sull'integrazione e non sulla tolleranza.
Non dobbiamo dimenticare che i totalitarismi videro la luce in momenti di crisi socio-economica, e per evitare la rinascita di forme di razzismo e intolleranza, ancora vive in alcune zone del mondo in cui viviamo, sono necessarie una cultura dell'integrazione e un sistema in cui il diritto è certo e accessibile a tutti.
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